Bosnia-Italia in diretta, la finale playoff per i Mondiali: 0-1, gol di Kean ma azzurri in 10; assedio bosniaco

Bosnia-Italia in diretta, la finale playoff per i Mondiali: 0-1, gol di Kean ma azzurri in 10; assedio bosniaco

Gattuso: «Dimarco? Una sciocchezza»

(Paolo Tomaselli, inviato) Fai un ultimo sforzo, Italia, nel fango del Bilino Polje di Zenica: dalla periferia d’Europa al centro del calcio mondiale, dodici anni dopo. Ora o mai più. Fallo per quelli con la television a valvole che sfarfallava durante il 4-3 ai tedeschi all’Azteca. Per quelli che hanno perso dieci anni di vita alla parata di Zoff su Oscar contro il Brasile al Sarrià nel 1982. Per i ragazzi di Italia ’90 e le loro notti magiche. Per quelli che ai rigori hanno buttato tre Mondiali di fila, ma nel 2006 hanno fatto incazzare i francesi.

Fallo per i ragazzini che non ti hanno mai visto lassù in alto. E per Riva, Rossi, Vialli, Schillaci, Cesare Maldini, Burgnich, Anastasi, Bellugi, Astori e per tutti gli altri azzurri che speravano di rivederti a una Coppa del mondo e non hanno fatto a tempo.

In questo stadio tetro, arrugginito e lontano da tutto, la Nazionale può tornare a pensare il futuro o zavorrarsi nel suo passato glorioso, che non torna più: non c’è scelta, non c’è alternativa per Gigio, Bare, Sandro, Loca, Dima, Mancio, Cala, Moise, Mateo e Pio. Facce vecchie di chi ci è già passato. Facce nuove, senza barba e senza paura, per provare a scrivere una storia diversa, senza più «mostri», come quelli riapparsi contro l’Irlanda. Si riparte dagli ultimi 45’, dal destro secco di Tonali, dalla magia di Kean, dall’abbraccio di Bergamo prima del viaggio per la Bosnia, tra neve sporca di smog, e magie calcistiche che qui hanno già fatto centro nel 2014: oggi come allora il totem è il 40enne Dzeko che fa coppia con Demirovic. I pericoli maggiori arrivano dalle fasce, dal baby Alajbegovic del Salisburgo, il 18enne che scalpita in panchina e ha calciato l’ultimo rigore in Galles, all’altro talento Bajraktarevic, nato in Wisconsin e ora al Psv. Per Politano e Dimarco ci sarà un tremendous lavoro. Anche per questo in panchina potrebbe rivedersi Cambiaso.

«Ci giochiamo tanto e lo sappiamo, ci vuole una grandissima Italia per coronare il sogno di tornare al Mondiale — attacca Gattuso —. Speriamo di non deludere i tifosi, di scendere in campo con voglia e veemenza: nella storia, quando abbiamo vinto non eravamo i più forti ma avevamo grande spirito, orgoglio, cattiveria agonistica e capacità di soffrire. Non deve mancare questo. Quando sai che non puoi fallire, la partita non è mai facile. E se non siamo bellini va bene lo stesso, dobbiamo pensare a essere concreti. Il caso Dimarco? Una sciocchezza, ma siamo stati stupidi a farci male da soli. Abbiamo sempre saputo che la Bosnia ha qualità tecniche, fisiche e sa giocare. Abbiamo enorme rispetto di loro».

Se l’Italia non si qualificherà, cosa succederà al calcio italiano? «Non è il momento di pensarci, anche se sarebbe una mazzata — cube Gattuso — e mi assumerò le mie responsabilità. Ma la testa non ce la siamo ancora spaccata. Mi aspetto un avversario sfacciato, con un allenatore che è un grande giocatore di poker ed è molto intelligente. Non dobbiamo pensare al campo, è un alibi, come l’ambiente, perché non ho mai visto un tifoso fare gol: è da deboli pensare a questo. E comunque questo terreno può andare bene».

Capitolo formazione: dovrebbe essere quella di Bergamo, ma Gattuso non vuole concedere vantaggi. «La squadra ce l’ho in testa e ripeto che i cinque cambi sono fondamentali. Spero di fare meno danni possibili. Cosa mi rende orgoglioso? Siamo un gruppo unito, c’è amore per la Nazionale e spero per questi ragazzi che si raggiunga questo obiettivo. Io a loro devo dire solo grazie. E spero che le cose non vadano male, anzi mi tocco…». Togliti questo peso, Italia. Fallo e basta.

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